E’ in gialloblu da alcuni anni e pian piano ha dimostrato grandi capacità, conquistando risultati importanti come allenatore prima dell’Under 17 poi dell’Under 15. Mister Livi si ispira per carattere ad Antonio Conte ed è un tecnico che ama entrare in sintonia con i suoi ragazzi, per trasmettergli valori di sport e di vita, ma soprattutto per spronarli a dare tutto per la squadra e per i compagni. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e si è raccontato in esclusiva ai microfoni della Media Area Gialloblu.

Come nasce la tua passione per il calcio?
Il calcio era il gioco che tutti i ragazzi praticavano quando eravamo piccolini. È uno sport di cui mi sono innamorato subito. Calcisticamente sono cresciuto nell’Ortana, squadra dove ho fatto tutto il percorso sportivo, dalle giovanili fino a giocare in prima squadra in Promozione. All’epoca giocavamo nel girone umbro e ho vissuto annate di campionati molto combattuti, dove si praticava un calcio tanto tecnico e meno fisico rispetto ad altri gironi.

E il tuo ruolo in campo?
Ho giocato sempre da ala destra, poi mi sono spostato più avanti come seconda punta. Ho finito la carriera a centrocampo e se posso fare una battuta questo significa o che ero uno tanto bravo oppure che ero un calciatore che gli allenatori non sapevano dove collocare (ride – ndr). Ovviamente sto scherzando, però, ho spaziato molto durante la mia carriera e ho avuto la possibilità di vedere diverse prospettive del gioco.

Quando sei arrivato alla decisione di iniziare il percorso di allenatore?
Dopo aver giocato nell’Ortana ho girato per vari club, togliendomi belle soddisfazioni e conoscendo tecnici importanti come Alberto Favilla a Stroncone e De Vincenzo a Cesi. Dopo aver giocato a Guardea e ad Attigliano ho iniziato a guardare alla figura di allenatore e ho preso il patentino nel 1996.

Ci racconti le prime esperienze?
Il percorso di allenatore è iniziato dalle categorie più basse e pian piano sono andato crescendo. Ho vinto il campionato con la Fornolese, dove ci siamo aggiudicati la terza categoria con il primo posto. Poi sono tornato a Orte per allenare la Tiberis Orte e in questa nuova struttura ho trovato spazio vincendo da allenatore la seconda categoria attraverso i Play-Off. È stato un bel momento che porterò sempre nel mio cuore, perché vincere ai play-off è veramente dura, le gare si vincono anche con l’intelligenza tattica e si deve lottare su ogni pallone, altrimenti si torna a casa.

È arrivato poi il momento della gavetta nei settori giovanili.
Successivamente, dopo queste prime esperienze, sono approdato al Settore Giovanile della Flaminia, dove ho iniziato il mio lavoro con i ragazzi della Juniores Elite. È stata una grandissima esperienza dove ho imparato molto, specialmente perché ci allenavamo con la prima squadra. È stata un’esperienza veramente formativa e che ricordo con estremo piacere.

Poi è arrivato il momento della Viterbese…
Sono arrivato alla Viterbese grazie ad Aquilio, mister degli Allievi che mi ha chiamato come suo secondo. Poi, lo stesso anno, ho affiancato Marco Crisostomi sulla panchina degli Allievi 1997. Nella mia seconda stagione in gialloblu, nella prima parte del campionato, ho affiancato Venanzi nella Juniores Nazionale, poi dal mese di dicembre ho allenato gli Allievi del 1998. Da qui ho iniziato ad allenare come mister in prima e il terzo anno ho seguito i 2002 Giovanissimi di Fascia B. In quella stagione facemmo un campionato veramente interessante, che abbiamo concluso al secondo posto. Dopo questa esperienza sono passato ad affiancare Alessandro Boccolini alla guida della Berretti. Poi, a stagione in corso, ho guidato l’Under15, sostituendo Massimiliano Nardecchia che aveva raggiunto la prima Squadra come preparatore atletico.

Da lì in poi un bel percorso tra Under 17 e Under 15.
L’anno successivo ho fatto l’Under 17 e abbiamo vinto il campionato. C’erano dei ragazzi fortissimi, molti dei quali ancora militano in gialloblu, precisamente nella Berretti di Mister Boccolini. Successivamente, nella stagione 2018/2019, ho guidato l’Under 15 e abbiamo fatto un grande campionato, sfiorando la vittoria all’ultima giornata, nonostante una partenza in sordina.

In questa stagione ti stai togliendo belle soddisfazioni. Come sta andando il campionato?
Sono orgoglioso dei miei ragazzi, sono cresciuti tantissimo durante tutto l’arco della stagione. Quello che gli chiedi ti danno e la cosa che mi piace di più e che riesco ad avere un grande rapporto con loro. Abbiamo creato un grande gruppo, dove tutti danno tutto per la squadra e per ogni compagno. C’è stata una crescita esponenziale e ci stavamo togliendo delle grandi soddisfazioni.

I ragazzi come stanno vivendo questo momento di stop?
Ci sentiamo quotidianamente. Loro scalpitano per tornare in campo, ma in questo momento è giusto restare in casa per superare al meglio la situazione di emergenza. Una volta vinta questa partita fuori dai campi da gioco penseremo a tornare ad allenarci e a giocare.

Qual è la differenza maggiore che hai notato nell’allenare una squadra di adulti e una squadra di ragazzi?
Personalmente, dopo l’esperienza con i ragazzi, la cosa che più mi ha colpito è la passione e la spensieratezza con la quale giocano. Una volta entrati nelle loro corde ti danno tutto e questo è uno degli aspetti che più amo dell’essere allenatore di un gruppo giovane.

Quanto è fondamentale la comunicazione con i ragazzi oggi?
La comunicazione è tutto. Personalmente cerco di immedesimarmi in loro e cerco di trasmettergli dei valori, che poi sono quelli che ho fatto miei quando giocavo. Cerco di fargli capire quanto sia importante lavorare di squadra e allo tempo stesso di dare tutto in ogni momento, dagli allenamenti fino alla partita. Piano piano ho cercato di conoscerli, apprezzarli e valorizzarli sotto ogni sfaccettatura. Con ragazzi così giovani non si deve forzare la mano, ma dialogare con loro e farli sentire tutti importanti allo stesso modo.

Per concludere, a quale modello di allenatore ti ispiri?
Mi piace che i ragazzi diano tutto e che si lavori sempre al 100%. Mi rivedo un po’ nella filosofia di Conte, tanta grinta e voglia di mettersi in evidenza. In queste fasi, come gli Under 15 e Under 17, i ragazzi devono lavorare tanto, ci vuole passione e sacrificio e sta a noi trasmettergli questi valori. Sono solo agli inizi e se vogliono arrivare a livelli importanti devono dare tutti loro stessi. Questo è un po’ il mio compito, trasmettergli la voglia di giocare con dedizione, passione e sacrificio.

 

© Ufficio Stampa A.S. Viterbese

Foto Credit: Gazzetta Regionale